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Droga, “Ho usato spice, sono stata malissimo. Ora ho molta paura”

Dpa: Nel 2019 il 5% degli studenti italiani l'aveva provata almeno una volta

Qualche giorno fa Noemi, il nome è di fantasia, era a casa di amici e ha fatto qualche tiro di una cannabis ‘diversa’, la cosiddetta ‘spice’. Ha avuto effetti molto più forti di quando fuma cannabis ‘tradizionale’: “Mi sono sentita malissimo- racconta- la testa mi girava fortissimo, ho sentito il cuore che mi esplodeva nel petto e dopo un po’ stavo talmente male che mi sono dovuta sdraiare sul divano perché non riuscivo più a muovermi. Ho iniziato a sentire come se mi allontanassi dalla realtà”. Ora, anche se sta meglio, prova moltissima paura per quello che è accaduto e non riesce a dimenticare questa terribile esperienza. Lo scrive agli psicologi del progetto ‘Lontani ma vicini’, realizzato da Diregiovani.it e dall’Istituto di Ortofonologia (IdO). Agli esperti si rivolge per un aiuto anche Annamaria, che nella stanza del figlio ha trovato delle bustine di spice e teme che oltre a fumarla la spacci perché, spiega, “ultimamente mi chiede meno soldi. È vero che a causa delle restrizioni si può uscire poco, però c’è qualcosa che non mi convince”.

Il team di ‘Lontani ma vicini’ chiarisce subito che “la spice o cannabis sintetica è molto diffusa tra i giovanissimi e può succedere che, vista la facile reperibilità e facilità nella diffusione, i ragazzi comincino anche a venderla”. Rispondendo anche a Noemi, gli esperti spiegano quindi che “i suoi effetti sono simili a quelli della cannabis, ma in misura più forte in quanto la composizione è fatta di sostanze chimiche. Dopo aver usato questa droga, si percepiscono un senso di forte disorientamento e sensazione di incorporeità, oltre alla mancanza di controllo sui movimenti e sul linguaggio. Ma- e questo è il tratto di maggior pericolosità- gli effetti (e la loro gravità) variano molto, visto che le sostanze chimiche utilizzate nei miscugli di spice cambiano spesso”.

L’Istituto di Ortofonologia ha lanciato il progetto ‘Sostanze. Resta in-dipendente‘, in collaborazione con il ministero dell’Istruzione, per rivolgersi proprio alle scuole del territorio nazionale con il coinvolgimento diretto di studenti, docenti e famiglie.

L’iniziativa punta ad avviare percorsi di informazione e sostegno per contrastare e prevenire le problematiche legate all’uso di sostanze stupefacenti e alle situazioni di rischio. È possibile rivolgere domande ai medici e psicoterapeuti del progetto scrivendo un’email all’indirizzo sostanze.info@ortofonologia.it.

La spice rientra nel gruppo delle cosiddette Nuove sostanze psicoattive (Nps), tra le quali sono annoverati i cannabinoidi, i catinoni e gli oppiodi sintetici. Le Nps più diffuse sono quelle appartenenti alla categoria dei cannabinoidi sintetici, conosciuti anche come spice. Secondo l’ultima Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia 2020 (dati 2019), redatta dal dipartimento per le Politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei ministri, le Nps sono state provate almeno una volta nella vita dal 9,5% degli studenti italiani, pari a 240mila ragazze e ragazzi. Nello specifico, i cannabinoidi sintetici, quindi le spice, sono state provate almeno una volta nella vita dal 5% degli studenti. Tra chi ha consumato almeno una volta Nps, si legge ancora nella relazione, il 75,6% ha fatto uso anche di cannabis, il 13% ha utilizzato anche cocaina, il 12,5% sostanze stimolanti, il 10,9% allucinogeni e il 6,9% ha fatto uso di eroina almeno una volta.

Gli studenti che hanno assunto Nps hanno riferito che nella maggior parte dei casi si trattava di miscele di erbe, seguite dalle sostanze in pasticche e in polvere.

Per la fascia giovanile, la relazione annuale riporta i dati raccolti dall’Espad Italia (European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs): uno studio transnazionale condotto contemporaneamente in 35 Paesi europei che ha come obiettivo il monitoraggio a livello europeo dell’uso di alcol, nicotina, sostanze psicoattive ‘tradizionali’ e le cosiddette ‘nuove droghe’ tra gli studenti 16enni. Tra gli studenti che hanno utilizzato cannabinoidi sintetici durante l’anno, l’86,3% lo ha fatto meno di 10 volte. Per l’8,4% il consumo è stato invece più assiduo (20 o più volte nell’anno), soprattutto tra i ragazzi. Tra i consumatori nell’anno, il 29,2% ritiene sia molto rischioso provare ad assumere cannabinoidi sintetici, soprattutto le ragazze.